Bonds and boundaries

I always thought that staying in touch is possible, wherever you are, whatever you are up to. It’s a matter of will, energy and time. I am still working hard on my attitudes, shifting from “I gotta make everyone else happy” to “I can’t make you happy if I am not”. Not easy to realise, still a great work in progress. It’s a fine line between confidence and selfishness. Why am I telling you this? If I am writing, sharing a photo, trying to Skype it’s because I mean it, I want you and need you.

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How far do my efforts go? I don’t know, I have no idea about it. I can only look after my side of the story, try to improve it as far as I can.

I have to learn how to be happy with it.

I wasn’t expecting to end up on the other side of the world; desperately trying to stay in touch might end up being a giant display of selfishness and fear. You fear what’s different, you miss home and whatever belongs to it. Because of the long distance your memories become a false perfecto statement and everything becomes almost impossible to compete with “home”.

It’s hard to learn a new language and perfect it in you heart, in your daily life, in wording your frustrations.

You are here, you love it, but you fear it at the same time, you need to share, to write emails, to tell tales and details to your friends at home, it comes natural to you and it reassures you.

The problem is that you are not at home anymore, you are not part of everyday life, you can’t be visited by train or be the destination at the end of a three hour drive, your number on the phone book starts with a weird 0064, you are 12 or 10 hours ahead, maybe even a day, you live in a different season. Technology helps but it’s hard work, a proper commitment.

And life goes on. And work gets crazier and crazier(wasn’t it what we always wished for?). And someone has kids. And days become months, and months become years.

I am re-evaluating the words “bond” and “boundary”, what do they really mean? how positive and negative are they at the same time?

What’s right to wish? Maybe nothing.

In the end, doesn’t matter what, I will love you forever, even if we catch-up two yours each three years.

cuoreappeso

Italiano

Ho sempre sostenuto che se vuoi mantenere i rapporti con qualcuno dipende solo da te e da quanta energia e tempo te la senti di investire in un determinato rapporto. Sto ancora lavorando duro sulla transizione dal “sii buona e fai tutti felici” al “fai quello che davvero ti rende felice e per il quale vale la pena investire il tuo tempo”. Casco ancora nella trappola di tanto in tanto, è una linea sottile. Perché ti sto dicendo tutto questo?

Perché se ti scrivo ho qualcosa da dirti, se condivido una foto con te è per farti partecipe di quel momento, se ti prego di vederti è perché ho bisogno di te. Cerco di farlo perché lo sento, non perché devo.

Ma fino a che punto i miei tentativi riescono a toccarti e raggiungerti? Non lo so, non ne ho idea. Io posso curare e tentare di migliorare solo la mia parte della storia. E inizio a imparare come devo accontentarmi di questo.

Il caso mi ha fatta atterrare dall’altra parte del globo e il cuore mi ci ha fatta restare, forse il pretendere di restare in contatto è in fondo una gigantesca forma di egoismo e paura. Paura del nuovo, nostalgia di casa e di tutto quello che a 15.800 km di distanza perde ogni sfumatura negativa e ti resta in testa come perfetto e impossibile da replicare, difficoltà ad imparare una nuova cultura col cuore, con la pelle, con le frustrazioni di tutti i giorni. E allora ti viene naturale, credo, attaccarti con veemenza ai tuoi ricordi, cercare di condividere il più possibile con i tuoi vecchi amici, cerchi di condividere tutti i minimi dettagli e ti attacchi a chi ami, a chi fa parte di un passato intessuto di sicurezza, padronanza del territorio e della lingua, a chi ha condiviso uno o più pezzi di strada con te.

Ma tu non sei più a casa, non sei più parte della vita di tutti i giorni, non sei più raggiungibile con un viaggio in treno o qualche ora in macchina, il tuo numero sulla rubrica è preceduto da un esotico 0064 che vuol dire appartenere a due diversi fusi orari e magari giorni del calendario. La tecnologia aiuta ma devi volerlo davvero, devi dedicarci un sacco di tempo, devi calcolare le ore di differenza, devi avere una connessione decente, devi investire del tempo prezioso nello scrivere. E la vita va avanti. E il lavoro diventa sempre più folle e impegnativo(non era quello che volevamo 5 anni fa?). E qualcuno ha addirittura famiglia. E i giorni diventano mesi e i mesi diventano anni.

Sto riconsiderando il significato delle parole legame e confine, cosa vogliono dire davvero? quanta gioia possono dare al nostro cuore? quante lacrime possono regalare ai nostri occhi?

Cosa ho il diritto di desiderare? Forse nulla.

In fondo l’affetto non è un contratto e ti vorrò bene per sempre anche se ci vediamo due ore ogni tre anni.

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